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Consigliere Regionale Trentino Alto Adige/Südtirol

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martedì, 19 marzo 2019
News e comunicati stampa


Trento, 31 agosto 2005

AMBIENTE, CINQUE TEMI PER IL PRESIDENTE
Lettera aperta al presidente della Provincia Lorenzo Dellai di Roberto Bombarda, pubblicata sull'Adige di mercoledì 31 agosto 2005


Caro presidente Dellai, ti scrivo sapendo che nei mesi scorsi ti sei impegnato ad affrontare, arrivati a settembre, alcuni temi ambientali di rilevante attualità.

So che il gioco dell’estate preferito dai giornali trentini è stato quello di chiedere a tutti delle valutazioni sul tuo essere o meno sensibile all’ambiente. Io non scenderò su questo campo, consapevole che il presidente di una terra straordinaria come il Trentino, leader indiscusso di una coalizione di centro-sinistra che ha raccolto una parte rilevante del voto ambientalista debba avere nella cultura politica personale una particolare attenzione verso l’ambiente; e debba coltivarla negli anni, anche come senso di responsabilità verso le future generazioni, non solo trentine.

Poiché i temi ambientali sul tappeto sono veramente tanti, mi permetto di evidenziare cinque questioni rispetto alle quali, a mio avviso, il governo provinciale potrebbe/dovrebbe dare un forte segnale nel corso dei prossimi mesi, anche al fine di fugare l’immagine negativa che, secondo alcuni, connoterebbe l’azione di governo. Peraltro voglio premettere che in tema di tutela ambientale, nonostante molte recriminazioni ambientaliste che in gran parte condivido, il Trentino non è certo l’ultima regione d’Italia, anzi è spesso agli onori delle cronache nazionali (vedi caso orso) per motivi virtuosi. Quello che è accaduto negli ultimi mesi ci porta però a sollecitare un’azione più incisiva, sia nei programmi che nei controlli.

La prima questione riguarda il modello di sviluppo che vogliamo per il Trentino. Tu ne hai parlato molte volte ed in diversi atti politici si può leggere la tua cosiddetta “vision”. In questa prospettiva, le politiche ambientali non rivestono un ruolo di primissimo piano. Sono spesso, per così dire, collaterali agli altri obiettivi. Io sono invece portato a ritenere – anche in termini strettamente semantici, facili da dimostrare - che l’ecologia venga prima dell’economia. E che il soddisfacimento dei bisogni umani, obiettivo dell’economia, possa essere inquadrato in un’ottica di lungo periodo solo considerando il primato delle risorse naturali (da considerare al fianco delle persone che vivono nello stesso territorio). Poiché il modello di sviluppo si “legge” soprattutto nel PUP, spero che quello che vareremo il prossimo anno assieme alla nuova legge urbanistica contenga almeno: a) l’opzione zero sulle seconde case ed un tetto alla crescita dimensionale delle città e dei paesi; b) la salvaguardia del verde agricolo, le nostre campagne migliori; c) un investimento nella “bellezza” delle opere e degli edifici, contro le brutture degli ultimi tempi; d) una chiara via trentina alla ecoefficienza, ad iniziare dalla pubblica amministrazione: contabilità ambientali, certificazioni, edifici “passivi”, energie alternative, uso del legno, risparmio idrico, lotta all’inquinamento atmosferico, luminoso ed acustico, eccetera.

Una seconda questione riguarda le aree protette. Per essere concreto, credo che occorra ascoltare di più le associazioni ambientaliste, dare loro credito su questo tema ed avere il coraggio di essere innovatori e lungimiranti. “Per cosa saremo ricordati tra 500 anni?” si chiede il biologo Edward Wilson. “Per cosa vorresti essere ricordato fra 500 anni?” ti chiedo. Forse per aver dato il via alla Valdastico, che porterà con se, oltre al peggior traffico su gomma, anche il più devastante modello di sviluppo padano che distruggerà quel poco che rimane del nostro tessuto alpino e montanaro? Potresti essere invece ricordato per aver “centrato” sui migliori elementi naturali della nostra Terra – le nostre aree protette, le montagne dolomitiche, unicum a livello mondiale – le politiche di sviluppo dei prossimi decenni. Torno a dire che per area protetta non intendo un semplice recinto per gli orsi, ma luoghi per conservare le specie e gli habitat più rari, per nuove esperienze, per uno stile di vita più “leggero” e rispettoso delle risorse ambientali, energetiche, umane. Aree nelle quali innovare a beneficio dell’intero territorio alpino.

Una terza questione riguarda la mobilità ed i trasporti. Credo che serva un coraggio da leoni: e allora diciamo sì al ferro e no alla gomma. Diciamo sì alla ferrovia Riva-Rovereto (un’opera di innegabile utilità e di valore internazionale) ed alla Pinzolo-Campiglio-Dimaro su telecabina: progetti non solo da sognare, ma da tradurre in realtà per una vera competitività del nostro territorio. E poi liberiamo una volta per tutte le nostre città dallo smog cambiando i nostri comportamenti, il nostro rapporto con la mobilità urbana ed extraurbana. Riabilitiamo i piedi e le biciclette!

Una quarta questione concerne gli impianti di risalita e lo sci. Sono anch’io sciatore, uno sport splendido per il quale molte nostre montagne sono vocate e che crea, oltre ai problemi ed all’inquinamento, anche posti di lavoro e ricchezza diffusa. Dunque non dirò mai “basta sci”, ma devo dire invece: attenzione, non tutto il Trentino è portato per lo sci, non tutte le nostre risorse per il turismo possono essere rivolte allo sci. Occorre anzi far crescere e promuovere il prodotto Trentino per tutte le stagioni, valorizzando le caratteristiche proprie di ogni singola valle e soprattutto rispettando la dignità delle montagne, intese non solo in senso fisico ma pure come “sistema di valori” che identificano il Trentino e lo distinguono, in epoca di globalizzazione, dal resto del mondo. E poi, non tutti gli impianti sono “buoni”: un conto è ampliare una pista o rinnovare un impianto, ci mancherebbe… un altro è devastare un’area protetta, un paesaggio che dovremmo tutelare noi a nome della comunità mondiale, se vogliamo aderire seriamente all’Unesco e non solo per una questione di marketing. Le Dolomiti sono già un patrimonio dell’umanità e noi dobbiamo conservarle per il futuro nell’interesse della comunità mondiale. Allora, caro presidente Dellai, ti invito a prendere per mano i tuoi figli ed entrare all’alba in punta di piedi in Val Brenta, ad ammirare la Sarca, il versante boscoso di Cavradoss, a respirare le resine ed i muschi, a calpestare il tappeto erboso, a tremare per un rumore che fa presagire l’apparire dell’orso… e poi pensare che fra poco non sarà più così! Lo scempio all’imbocco di Val Brenta non cambierà di una virgola i destini di Pinzolo e Campiglio, ne’ quelli del turismo trentino nel suo complesso, ma distruggerà per sempre un luogo ed un paesaggio unici al mondo. Costruiamo invece un vero collegamento alternativo tra Pinzolo e Campiglio e salviamo Plaza, per favore. Fai questo gesto lungimirante! E poi diciamo ai Veneti, con chiarezza e fermezza, che se vogliono un accordo per “sviluppare” le loro Prealpi (che la “causa lastarolla” sia una scusa l’abbiamo ormai capito tutti), ciò non deve pregiudicare i valori ambientali, storico-culturali e la competitività degli operatori turistici dell’altopiano trentino.

Last  bsp;  t not least: so già che non cambierai idea, forse per il legittimo orgoglio del capo – ti ricordi la canzone di Vasco Rossi? – ma sull’inceneritore credo (per carità, forse sono io in errore) che tu stia insistendo sulla strada sbagliata. Il Trentino dell’innovazione, della qualità, la regione autonoma, attenta ai valori del territorio e delle persone che lo abitano può tranquillamente fare a meno del “camino” che i bresciani ci vogliono propinare. Concludendo, forse l’obiettivo più alto cui potresti tendere in materia ambientale è proprio quello di coltivare l’amore dei Trentini per la loro Terra: l’amore per la montagna, per le acque, per la campagna, per gli animali. L’amore che porta al rispetto reciproco, tra persone, comunità e generazioni. L’amore che comporta sacrifici (anche differenziare, riciclare, recuperare è un sacrificio) ma che veramente può dare anima alla nostra autonomia, farci credere – anche se non è vero – di essere migliori o comunque più consapevoli ed attenti degli altri. L’inceneritore è un errore dal punto di vista culturale prima ancora che tecnico-ambientale, è una scorciatoia da furbi, è far finta che il problema non esista, è non capire che i rifiuti sono anche una risorsa: basta una fiammata…

Caro Presidente, non so se leggerai mai queste righe e se mai ascolterai qualcuno di questi messaggi. Sappi che ti sono trasmessi con senso di responsabilità, considerando il tuo ruolo e la difficoltà, dal tuo punto di osservazione, di contemperare tutti gli interessi in campo. Sono scritti senza polemica, per aiutare, non per mettere in difficoltà; sono scritti in amicizia e non con l’astio e l’acredine che solitamente inquinano i rapporti politici. Con rispetto

  bsp;  Roberto Bom  R>  &  sp;