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“Born to walk” riprende il cammino

In principio era il piede. Prima di diventare alpinista, scalatore, escursionista, sciatore, ciclista. Prima di diventare tutto questo l’uomo è nato per camminare.

E “born to walk – nati per camminare” è il nome della rivista, nata nel 1999 per raccontare la montagna e le attività che vi si svolgono, che dopo alcuni anni di “riflessione” ritorna con una nuova veste e nuovi contenuti. Ai due bambini colorati che camminavano con lo zaino in spalla è seguito un nuovo logo e nuovi elementi grafici, con due ragazzi al posto dei bambini, per una rivista che vuole continuare ad “umanizzare” un ambiente freddo e distaccato come quello di Internet e dei computer.

Non è una rivista qualunque. Il suo primo motto è infatti “dalla rete e per la rete”. Si tratta ovviamente della rete Internet. Born to walk non esce infatti nelle edicole, semplicemente perché il suo formato non è cartaceo, bensì elettronico. Quella uscita nel ’99 (un altro millennio!) fu la prima rivista Internet – con periodicità plurisettimanale – dedicata a questo settore edita in Italia. Fu una testata giornalistica in internet regolarmente iscritta presso il Registro Stampe del Tribunale di Trento. Molte delle fonti delle notizie saranno proprio in Internet, così come per questo medium saranno sviluppati gli articoli: brevi, incisivi, di facile lettura, ricchi di approfondimenti, di links ad altri siti, di citazioni bibliografiche e cinematografiche. Così che l’articolo, nella logica dell’ipertesto, possa diventare il punto di partenza di un viaggio di conoscenza più lungo. Accompagnati dai due ragazzi, le guide del sito.

“La montagna dalla voce degli alpinisti e dei montanari”, è questo il suo secondo motto. Nasce ed è diretta infatti da chi è nato, vive, lavora tutto l’anno in ambito montano, con i vantaggi ma anche con gli svantaggi che questo comporta. La montagna è sempre stata considerata un territorio marginale ed ha sempre pagato a caro prezzo questo situazione di svantaggio. La new society che si sta realizzando anche attraverso la diffusione delle tecnologie e dell’informatica potrebbe contribuire a ridurre lo storico gap, consentendo anche a realtà situate in mezzo alle montagne di competere, almeno in alcuni settori, con le realtà cittadine e di pianura. Offrendo così ai montanari la possibilità di rimanere nella terra natale a svolgere mansioni altrimenti vincolate alla localizzazione geografica dei grandi e piccoli editori.

“Dalle Dolomiti al mondo intero”. Questo era e rimane il terzo ed ultimo motto della rivista, che nasce in Trentino Alto Adige, la regione delle Dolomiti, le più belle montagne del mondo; la regione leader nell’alpinismo, nell’outdoor, nella cultura e nel turismo legato alla montagna; importante per i prodotti agricoli, artigianali ed industriali, tutte le attività che si svolgono quando la terra “comincia ad inclinarsi”. Una regione che ospita minoranze etnico-linguistiche: ciò che ne ha determinato un’autonomia politico-amministrativa riconosciuta a livello internazionale. Autonomia che le consente di promuovere una gestione più attenta che altrove allo sviluppo sostenibile ed ai problemi delle comunità alpine. Trento, il capoluogo, la “Città del Consiglio” è oggi una delle più importanti città del mondo quando si parla di alpinismo e di montagna in genere. Ospita la Società Alpinisti Tridentini fondata nel 1872, la maggiore sezione del CAI con circa 25 mila soci; il Filmfestival Internazionale, fondato nel 1952, il primo al mondo; altre importanti istituzioni culturali orientate prevalentemente alla montagna, a cominciare dall’Università, dalle Fondazioni Mach e Kessler, i Centri di ricerca, i Musei delle Scienze (MUSE), quello Storico e quello delle Genti Trentine a San Michele. A Rovereto ci sono il MART, il Museo della Guerra, e poi in tutto il Trentino la Rete degli Ecomusei, i castelli, le fortificazioni, le palafitte di Ledro e di Fiavé “Patrimonio dell’Umanità culturale” dell’Unesco, eccetera. Per non parlare dei parchi e delle riserve naturali che coprono circa un terzo del territorio. Le Dolomiti – dal 2009 “patrimonio naturale dell’Umanità dell’Unesco” – ospitano infatti bellissimi parchi, oasi naturalistiche, ecomusei; vi si svolgono alcune delle manifestazioni sportive “all’aria aperta” più famose ed interessanti a livello internazionale.

Inoltre, nella regione dolomitica sono nati e vivono alcuni dei più grandi alpinisti di tutti i tempi e molte località sono famose in tutto il mondo per la loro offerta di attività outdoor.

Nascere nelle Dolomiti non significa però chiudersi dentro di esse: il nostro punto di riferimento sono infatti tutte le montagne del mondo. Perché il montanaro, quando sale in quota, vede più lontano…

Born to walk nacque originariamente anche grazie alla collaborazione di molti di questi soggetti e la sua missione fu quella di porsi come punto di riferimento nell’ambito dell’editoria internazionale dedicata alla montagna, all’alpinismo ed all’outdoor. Senza voler strafare, ma muovendosi con il “passo del montanaro”: lento, ma costante! Con finalità che non sono prevalentemente commerciali, bensì culturali: per far conoscere la montagna e le attività all’aria aperta, per far amare l’ambiente, per promuovere lo sviluppo eco-compatibile e forme di utilizzo rispettose degli equilibri naturali. Mira a far dialogare ed incontrare montanari, alpinisti, escursionisti, “viandanti”: perché camminare favorisce l’amicizia e la solidarietà, oltreché la salute; perché divertirsi all’aria aperta è più bello! Ora, più modestamente, si concentra sulla promozione di uno dei gesti più antichi, in piena coerenza con il suo nome: il camminare. Non solo in montagna, ma anche nelle città storiche ed in aree protette, lungo itinerari di pellegrinaggio, sulle spiagge e tra i vigneti, con una particolare predilezione per i luoghi che sono stati dichiarati o candidati quali siti “Patrimonio dell’Umanità” e “Riserva della Biosfera” da parte dell’Unesco. Proveremo così a dare degli spunti, dei semplici suggerimenti, per provare emozioni e conoscere nuovi luoghi.

Born to walk sarà aggiornato con una certa frequenza e presenterà una serie di articoli e notizie che andranno via via ad implementare le rubriche, che saranno così sempre più ricche. Ogni aiuto o proposta di miglioramento sarà ben accolta.

Fatevi accompagnare dalle nostre giovani “guide”: diventeremo amici e cammineremo insieme, anche grazie ad Internet. In principio era il piede: born to walk – nati per camminare!

Comano Valle Salus, la valle perfetta per i camminatori

La Valle delle Terme di Comano – Comano Valle Salus – in Trentino è il luogo perfetto per re-imparare a camminare, grazie ad un territorio particolarmente affascinante, candidato Riserva della Biosfera dell’UNESCO, ma pure per la presenza di molti sentieri di varia difficoltà e di tante opportunità, alle quali si è aggiunta la “Scuola del camminare”. L’Apt Terme di Comano-Dolomiti di Brenta ha pensato anche quest’anno diverse iniziative. Conosciamole meglio.

Camminare per starbene: ogni giorno si può camminare nel parco termale con una guida che farà scoprire l’importanza del camminare con una postura corretta abbinata ad una sana alimentazione. Anche in inverno si potrà partecipare a questo programma.

Camminare nella natura: per scoprire il Parco Naturale Adamello Brenta assieme alle guide del parco tra malghe, cascate, pascoli e borghi antichi Ma l’opportunità di camminare nella valle non termina qui! Si possono percorrere in autonomia le passeggiate a tema partendo dalle Terme di Comano. I percorsi sono segnalati per agevolare la sicurezza ammirando gli scorci dei piccolo paesi. E tutto è documentato, compresi i fil gpx da scaricare dal sito dell’Apt.

Il programma di escursioni Camminare per Starbene è iniziato il 7 aprile e proseguirà fino al 2 novembre 2014 presso lo stabilimento termale. Tutte le escursioni guidate del programma Camminare per Starbene sono gratuite per i possessori di Comano Salus Card o il programma settimanale è acquistabile presso gli uffici A.p.T a € 15,00 a persona. Sono inoltre in programma una serie di appuntamenti speciali per l’estate 2014.

Una valle da camminare: 8/9 giugno, 14/15 settembre, 2 novembre; si mettono in pratica i consigli raccolti durante la settimana e in compagnia degli accompagnatori di territorio e si scoprono i paesaggi della valle. Ore 14.30 c/o stazione autocorriere di Ponte Arche con prenotazione obbligatoria – gratis con Comano Salus Card € 8,00 per ospiti delle strutture socie A.p.T.

Passeggiata Notturna: 9 giugno e 14 settembre; camminata serale per le vie delle Terme di Comano accompagnati da una guida. Ore 21.00 c/o giardino al Sarca – partecipazione libera.

Quest’estate si può inoltre unire la passione per il paesaggio e la musica partecipando agli incontri Camminarte in Musica. Gli accompagnatori di territorio accompagneranno tra boschi e sentieri di montagna per raggiungere luoghi e panorami dove potersi rilassare ascoltando dei brani di musica tradizionale.

Ecco il programma e le location di svolgimento degli appuntamenti Camminare nella musica:

  • Concerto di musica irlandese del gruppo “Inisfail”
    07 luglio, ore 11.00, località Piazzola Malga Stabio, Durone
    Partenza ore 9.00 dal Passo Durone – durata del cammino 1 ora, difficoltà media
  • Concerto del Coro Cima d’Ambiez
    14 luglio, ore 16.00, Chiesetta di Santa Croce del Lomaso
    Partenza ore 14.30 da Comano Paese – durata del cammino 45 minuti, difficoltà facile
  • Concerto della banda di San Lorenzo e Dorsino
    28 luglio, ore 16.00, Malga Nambi, Val d’Algone
    Partenza ore 14.30 dal parcheggio Albergo Brenta in Val Algone – durata del cammino 1 ora, difficoltà media
  • Concerto del Coro Nuove Voci Giudicariesi
    04 agosto, ore 16.00, Colle Beo a San Lorenzo in Banale
    Partenza ore 14.30 dalla piazza centrale di San Lorenzo – durata del cammino 45 minuti, difficoltà facile
  • Concerto della Banda del Bleggio
    11 agosto, ore 16.00, Rifugio Don Zio sul Monte Casale
    Partenza ore 13.30 da Comano Paese (Loc. Panoramica) – durata del cammino 2 ore, difficoltà media
  • Concerto del Coro Castel Campo
    25 agosto, ore 15.00, Monte Misonet a Favrio
    Partenza ore 13.45 da Favrio – durata del cammino 45 minuti, difficoltà media

Per ogni appuntamento di Camminare nella musica si potrà partecipare ad una passeggiata fino al luogo del concerto in compagnia degli accompagnatori di territorio.

Se si vuole intraprendere una passeggiata dalle Terme di Comano si possono seguire le orme colorate dei nuovi 5 percorsi ad anello che partendo dal Giardino al Sarca di Ponte Arche faranno scoprire la bellezza della Comano Valle Salus.

  • Cammino dell’Arte: itinerario alla scoperta dell’arte nelle sue diverse forme: dal Castello alla Cascata al BoscoArteStenico
  • Cammino della Fede: itinerario nel Bleggio, fra borghi e luoghi della fede
  • Cammino della Natura: itinerario che celebra l’acqua: dalle Terme di Comano alle gole del Canyon del Limarò
  • Cammino della Storia: itinerario alla scoperta dell’altopiano del Lomaso fino al sito archeologico di Fiavé
  • Trekking Urbano delle Terme di Comano: tranquilla passeggiata tra le vie di Ponte Arche e il Parco termale.

Info: www.visitacomano.it, www.visittrentino.it

Allegato: Depliant Comano Valle Salus da camminare (File .pdf 422 Kb)

Sentiero Marchetti fino al Mandròn, a cospetto del ghiacciaio più grande d’Italia

Informazioni generali
  • Tempi di percorrenza: 3 ore circa per la salita, 2 ore per la discesa
  • Difficoltà: Facile, media in caso di maltempo per le caratteristiche dei luoghi e per la quota
  • Stagioni:
  • Note: non c’è ricezione del segnale telefonico
  • Valutazione di B2W:
  • Informazioni:
  • Allegati: Percorso formato gpx

Le Alpi italiane contano meno di mille ghiacciai. Si tratta in prevalenza di ghiacciai di circo o vallivi. Ma ce ne sono pure alcuni di altopiano, o di tipo scandinavo. Tra questi. Il più grande d’Italia, l’Adamello-Mandron.

Itinerario e storia

Sono tutti in crisi, i nostri ghiacciai. Compreso l’Adamello, che comunque supera ancora i 15 chilometri quadri di superficie ed una massa di diverse centinaia di milioni di metri cubi. Per arrivare al suo cospetto c’è un sentiero molto interessante, in una valle bellissima: Val Genova, nel Parco naturale trentino dell’Adamello-Brenta. Si parte dal parcheggio alla testata della valle, nei pressi di malga Bedole. Si segue prima la strada sterrata fino alla malga ed all’omonimo rifugio, sfiorando i ruderi del primo rifugio del Trentino, distrutto durante la Grande Guerra. Il sentiero entra poi nel bosco di conifere per inerpicarsi a zig-zag sul versante sinistro della valle, superando cascatelle e gradini di granito. Dopo circa un’ora si giunge ad un luogo di sosta denominato “mezza via”: da qui la vista si apre verso le fronti dei ghiacciai del Mandron e della Lobbia che 150 anni fa confluivano nel sottostante Pian Venezia. Il ritiro è stato dunque imponente, oltre due chilometri! All’epoca in cui Julius Payer, con alcuni contadini-cacciatori della Val Rendena, salì questa valle per aprire la strada alpinistica verso Cima Adamello, non c’erano ne’ il sentiero, ne’ il rifugio. Più su, dopo un’altra ora circa di cammino, solo un piccolo riparo di pastori, dove poco dopo sarebbero sorti il primo rifugio Mandron e la Leipziger Huette, la capanna Lipsia. Questa venne distrutta durante la Guerra, mentre lo storico edificio in granito lì vicino è stato ristrutturato e dal 1994 ospita il “Centro studi Adamello” dedicato proprio alla figura di Payer e destinato alla divulgazione delle conoscenze sui ghiacciai. Un piccolo gioiello a 2430 metri di quota, per informare, comunicare, appassionare i visitatori. Ancora pochi minuti e poi la chiesetta in granito anticipa l’arrivo al rifugio “Città di Trento” della SAT, inaugurato nel 1959. La calorosa ospitalità della famiglia Gallazzini rincuora e rinfranca anche grazie all’ottima cucina di Flavia. Il Mandron è oggi un rifugio assai eco-sostenibile, con l’energia generata dalla piccola centralina idroelettrica, stanze riscaldate, i trasporti a monte assicurati dalla teleferica. Ma il Mandron è soprattutto un luogo di una bellezza eccezionale: da una parte i laghetti del Mandron contornati dagli eriofori piumati, con le Lobbie a coronare la vedretta. Dietro le spalle la Presanella, il più elevato dei monti interamente trentini, salita anch’essa nel 1864 dall’inglese Douglas William Freshfiled che anticipò di pochi giorni il boemo Payer. Il Mandron è pure luogo di partenza per le principali salite del massiccio dell’Adamello, in primis la cima omonima con i suoi 3540 metri. Passando anche per il rifugio “ai Caduti dell’Adamello”, ad oltre 3000 metri di quota lungo il sentiero intitolato al glaciologo Vigilio Marchetti. Un rifugio che custodisce anche la memoria delle due visite di San Giovanni Paolo II, al quale è pure dedicata la cima sovrastante, dominata dalla grande croce in granito.

Diecimila passi di salute

Qualche anno fa l’Organizzazione mondiale della sanità lanciò lo slogan dei “10.000 passi al giorno” per stare bene. Tradotto in distanza fanno circa 7-8 km. Sembra molto, ma se si pensa che una persona, in una giornata qualunque, andando al lavoro o da un ufficio all’altro, guardando le vetrine, buttando la spazzatura, passando l’aspirapolvere o “portando fuori” il cane (più spesso è il cane che porta fuori il padrone), compie almeno 4-5.000 passi (quindi circa tre e mezzo-quattro km), l’obiettivo è tutt’altro che impossibile.

Numerose riviste, anche scientifiche, hanno pubblicato nel tempo decine di articoli con i risultati di studi ed analisi, in parte già riassunti in passato (vedi ad es. Bernard Choi et al. su Clin Invest Med vol. 30,n.3, June 2007). Mezz’ora al giorno di buon passo può bruciare 3-400 calorie ed essere inserita in uno stile di vita attivo assieme ad altre attività. Infatti, per coloro che non riuscissero proprio a mettere insieme uno dopo l’altro diecimila passi, ci possono essere un carnet di soluzioni alternative ed integrative, dal nuoto alla box, dal golf allo…shopping. La chiave per incrementare il proprio livello di allenamento è però sempre la stessa: “lascia la sedia”, oppure “lascia il divano”! Rimanere seduti ci priva dei vantaggi, ma anche delle gioie, del camminare. E chi non ha mai provato il mal di schiena a causa della cattiva postura prolungata scagli la prima pietra… Come afferma la guida all’attività fisica del Canada (ma si badi bene che programmi da 10.000 passi al giorno sono ormai diffusi anche in tutta Italia con il sostegno di innumerevoli istituzioni, vedi ad esempio www.10000passi.it), “il camminare è un modo pratico e divertente per cambiare il nostro moderno stile di vita sedentario e per migliorare la salute della nazione”. Provarci, non costa nulla…

Anche per la Fondazione Veronesi, istituzione di grande rilevanza, camminare ha molteplici effetti benefici: ad esempio, aiuta a ridurre il livello di colesterolo “cattivo” (o LDL, lipoproteine a bassa densità che trasportano il colesterolo dal fegato alle cellule di tutto l’organismo) e ad alzare quello “buono” (o HDL, lipoproteine ad alta densità, che portano il colesterolo in eccesso dai tessuti corporei verso il fegato che ha il compito di smaltirlo). Camminare aiuta ad abbassare la pressione arteriosa, a controllare il rischio di diabete di tipo2, a tenere il peso nei limiti desiderabili. Una passeggiata di un’ora a 4 km all’ora, ad esempio, fa spendere fra le 100 e le 200 calorie e fa bruciare almeno 6 grammi di grasso; se si accelera, si bruciano più calorie in minor tempo, ma si consumano più carboidrati e meno lipidi (la stessa persona che cammina un’ora a 6 km/h consuma 3 grammi di grasso). Aspetto non meno importante, aiuta a migliorare l’umore, bilanciando gli ormoni dello stress prodotti nell’arco della giornata. «Fare due passi dopo cena, a ritmo sostenuto ma senza sudare, è un’abitudine che ha un’efficacia cardiovascolare e neuropsicologica incredibile» spiega Carlo Cipolla, direttore dell’unità di Cardiologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. «Quest’attività  – prosegue Cipolla – crea una condizione di vasodilatazione che dura a lungo, anche tutta la notte, e funge da potente ipertensivo e antistress» (fonte: www.fondazioneveronesi.it).

San Gimignano, il medioevo ai giorni nostri

Informazioni generali
Storia

“San Gimignano dalle belle torri”, una Manhattan ante-litteram, il Medioevo sospeso. Per l’Unesco, che ha riconosciuto questo borgo nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità nel 1990, si tratta di un “capolavoro della creatività umana”, di un’eccezionale testimonianza di una cultura scomparsa, di un esempio architettonico ed urbanistico che ha segnato uno stadio nella storia umana.

Descrizione generale

Oggi delle 72 torri, simbolo dell’opulenza dei commercianti della Val d’Elsa, nella campagna senese, ne rimangono in piedi 15. La più alta è detta “la Rognosa” e s’affaccia sul centro cittadino. Ma per sfuggire all’orda turistica e godere di questa meraviglia occorre camminarvi in ore strane, all’alba od al crepuscolo, quando sembra di esser tornati al 1200.

Itinerario

L’itinerario che proponiamo è breve, ortogonale all’ormai frequentatissima Via Francigena, percorsa dal vescovo Sigerico nell’anno ‘900 per recarsi a Roma in pellegrinaggio e lungo il quale sorsero e trovarono fortuna numerosi borghi.  Per cogliere la successione dei paesaggi, da quello agricolo al tessuto urbano, occorre partire in basso. Dall’area di sosta Santa Chiara s’imbocca una stradina senza cartello alcuno. Si sale, tra viti e prati abbandonati, sfiorando poderi e casali, fino all’ingresso medievale. Alla porta di San Giovanni doveroso omaggio alla targa della Francigena, per poi superare la cinta muraria ed addentrarsi nel borgo, in silenzio. Oltrepassato l’arco dei Becci si entra nella monumentale piazza della Cisterna, pavimentata con un ammattonato a spina di pesce. Al centro, la cisterna del ‘200. A pochi passi, la piazza del Duomo, con la pregevole Collegiata ricca di affreschi ed il Palazzo del Podestà. Si sale sempre più alto, fino alla Rocca di Montestaffoli, con il museo della vernaccia e la vista meravigliosa sulla Val d’Elsa.

Prodotti tipici

A San Gimignano si mangia ribollita, o zuppa di farro e fagioli, oppure il cinghiale. Sul bere, non si può sbagliare. Rosso dei Colli senesi, o vernaccia doc. Di rigore, passeggiare senza meta tra i vicoli, a respirare il tempo che fu.

Alla Santa Croce del Bleggio, antica e moderna “Via Crucis”

Informazioni generali
  • Tempi di percorrenza: 3 ore
  • Difficoltà: Facile
  • Stagioni: Tutte, escluso l’inverno se troppo nevoso (oppure usando le ciaspole)
  • Note: Utile collegare l’escursione ad una visita al patrimonio storico e religioso delle Giudicarie od ai borghi
  • Valutazione di B2W:
  • Informazioni: www.visitacomano.it
  • Allegati: Percorso formato gpx
Storia

Il Bleggio, nel Trentino occidentale, costituisce una delle antiche Sette Pievi della Judicaria summa laganensis, ripartizione longobarda che anche nei secoli successivi si caratterizzò per la coincidenza del potere temporale con quello religioso. Simbolo del Bleggio e dell’identità popolare è la croce taumaturga, custodita nella preziosa chiesa pievana di Santa Croce, lo “spiazzo” dell’antica regola medievale, verso la quale convergono le oltre venti piccole frazioni della sponda ovest della Duina. Protagonista di interventi miracolosi, la croce in legno è ammantata di storia e leggenda. Scoperta sul Monte San Martino e portata a valle, periodicamente scompariva per riapparire nel luogo natale. Ciò ha dato vita alle processioni periodiche, negli anni santi od in casi straordinari – guerre, carestie, l’ultima per i 150 anni della croce monumentale di Santa Croce, nel settembre 2013 – dalla cappella al Sass de Santa Cros, o Monte Guarda, lo spettacolare balcone sulle Giudicarie esteriori dove all’inizio del ‘900 venne eretto e benedetto un apposito monumento.

Itinerario

Il percorso secolare delle genti del Bleggio e delle intere Giudicarie per salire da Santa Croce al Monte Guarda è una vera e propria via crucis, via della croce. Che si può percorrere anche in un qualunque momento dell’anno, salendo tra i campi, i prati, i filari di noci con le “filagne”, le lastre di granito ricavate spaccando i massi erratici trasportati dai ghiacciai dell’Adamello ed utilizzate per delimitare strade e campi.
Da Santa Croce si può salire a Bivedo percorrendo diversi itinerari, passando o meno da Duvredo, per giungere alla pregevole chiesa del primo (verso est) dei quattro paesi che compongono ancora oggi la “Quadra” (gli altri tre sono Larido, Marazzone e Cavaione). Da Bivedo inizia il percorso più agreste, in mezzo a prati fino alla località….. , dove si entra nel bosco. Ancora alcune centinaia di metri ed eccoci alle “Tre vie”, un trivio che noi dobbiamo imboccare a destra, dove la stradina si fa pianeggiante e conduce al bosco di ceduo che ospita il monumento. Da qui la vista è meravigliosa, verso il Bleggio, il Lomaso ed il Banale con il castello di Stenico ed il versante meridionale delle Dolomiti di Brenta-Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Il rientro può essere fatto sugli stessi passi, oppure si può scendere per il ripido bosco fino alle baite ed ai campi separati dai muretti a secco della località Campian. Da qui in breve a Vergonzo, tra i meleti ed i vigneti ed all’ombra dei ruderi affascinanti di Castel Restor. Salendo a Duvredo si può chiudere il “cerchio” rientrando così all’abitato di Santa Croce. La visita al Sass de Santa Cros può essere compiuta anche nel senso inverso a quello descritto. A breve lungo l’itinerario della “Via Crucis” saranno disponibili alcune stazioni per la preghiera, la contemplazione e per il riposo.

Prodotti tipici

Al Bleggio, completata l’escursione, assolutamente da assaggiare il dolce con le tipiche noci locali. I locali dell’area offrono diverse pietanze tipiche: dalla polenta con il granoturco di Storo abbinata in vario modo a carni e salumi come ad esempio l’ormai famosa “ciuìga” alle patate locali, dal formaggio spressa Dop agli ortaggi ed ai frutti del territorio, come mele, ciliegie, prugne e frutti di bosco. Vini consigliati: Rebo di Castel Toblino, che cresce sulle pendici del Bleggio e viene vinificato a Sarche.